PD: Bersani, basta nostalgie. Progettiamo il futuro
Red, PD: Bersani, basta nostalgie. Progettiamo il futuro I punti di riferimento ideali, la filosofia e i caratteri del partito che vuole e che verrà. Riferimenti tutt'altro che astratti, visto che Bersani li ha inseriti nel capitolo dal titolo "Costruire il partito, preparare l'alternativa". Cinquencento circoli nei luoghi di lavoro. Il rilancio della questione morale. "Pronti non al dialogo con la maggioranza ma al confronto in parlamento sulle riforme. Sulla giustizia pesano gli interessi del premier"
"Care Democratiche, cari Democratici, cari amici e cari compagni dobbiamo costruire il Partito che abbiamo promesso ai cittadini che ci guardano, ai militanti che ci sostengono, ai milioni di persone che ci hanno sollecitati ad andare avanti e ad avere una fiducia sicura nel nostro grande progetto". Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani nel suo discorso programmatico all'assemblea nazionale. Lo ha detto nella parte finale dove Bersani, uscendo dalla concretezza dei problemi economici, sociali, politici e istituzionali ha affrontato quelli che solitamente si definiscono i punti di riferimento ideali, in sostanza la filosofia del partito che vuole e che verrà. Riferimenti tutt'altro che astratti, visto che Bersani li ha inseriti nel capitolo dal titolo "Costruire il partito, preparare l'alternativa".
Il primo punto indicato è quello di rifuggire dalla tentazione della nostalgia, dalla prigione del legame col passato. Bersani è stato chiaro quando ha parlato della necessità di consegnare alle nuove generazioni non solo il "seguito di antiche storie" pure nobili, ma una "appartenenza moderna univoca e sicura", insomma un progetto di futuro. 'Teniamo dunque fermi -ha detto Bersani- i punti di fondo. Nessuna nostalgia deve imprigionarci o trattenerci; dobbiamo sentire invece la responsabilità del nuovo da costruire. Saremo un Partito che, nel bipolarismo, si rivolgerà a tutta l'area del centrosinistra, senza trattini o distinzioni di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e di farci più forti'. E per quanto riguarda la natura politica 'una volta scelto il grande campo del centrosinistra, non facciamo torto alla nostra intelligenza descrivendo la nostra politica come una coperta da tirare un po' più al centro o un po' più a sinistra o inchiodandoci a schemi politici o a parole passate come fossero le figurine Panini di un campionato di quindici anni fa.
In una società complessa, in cui non puoi chiedere troppo alle antiche categorie politiche né tanto meno piegare la politica alla sociologia, quel che vale è il progetto, quel che vale è l'idea di Paese che si rivolge in particolare a quei ceti popolari dove la destra vince, quando vince. Nella capacità attrattiva di un progetto ci sono tante cose che prese ad una ad una definiremmo di centro o di sinistra ma che nell'insieme dicono invece i valori fondamentali che hai, il Paese che vuoi e come intendi comporre gli interessi. Al di fuori di questa ambizione non sei né più di centro né più di sinistra: sei semplicemente un Partito piccolo che si condanna ai suoi confini. E non c'è contraddizione alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo. Noi portiamo a tutta l'area del centrosinistra una nostra offerta politica ed un nostro profilo che ho definito sociale, civico e liberale; un profilo che dica una parola nuova nel concerto delle forze progressiste europee tutte impegnate in una ricerca alla quale vogliamo contribuire con una nostra specificità e con lo stimolo ad andare oltre antichi orizzonti secondo una linea che abbiamo già cominciato concretamente e positivamente ad applicare nel Gruppo Parlamentare Europeo'.
'Non trasmetteremo alla nuova generazione dei Democratici -ha sottolineato Bersani- il seguito di antiche storie ma piuttosto un'appartenenza moderna, univoca e sicura. Per questa sintesi abbiamo a disposizione materiali straordinari antichi e nuovi: il popolarismo, la sinistra di governo e del lavoro, il cattolicesimo sociale democratico e liberale, le tradizioni civiche, la nuova sensibilità ambientale. Abbiamo alle spalle il respiro di secolari movimenti di emancipazione, di radicate culture resistenziali e costituzionali e le vitalità di espressione della società civile che negli ultimi decenni ha accumulato protagonismi e una nuova politicità. Il nostro problema vero è che nessuno rimanga fermo su quello che ha già avuto o che ha già vissuto e che ognuno faccia un passo e dia una disponibilità generosa al cambiamento. Avremo un Partito plurale, non c'è dubbio. Ma non nel senso di attribuire ad ognuno una stanza della casa comune. Ogni sensibilità che liberamente vorrà esprimersi dovrà comunque riconoscersi nelle fondamenta e nei muri portanti di questa casa comune. Tutto questo non avverrà in astratto o in un giorno solo ma nel concreto delle battaglie, delle posizioni politiche e delle strutture reali con cui conformeremo il nostro Partito'.
Dopo questa lunga premessa, Bersani si è fermato a riflettere sui caratteri del Pd. "Popolare e del territorio, abbiamo detto; innanzitutto affermando con questo -ha spiegato Bersani- che noi selezioniamo dal territorio le nuove classi dirigenti, che consolidiamo la vita dei circoli portando lì le risorse necessarie, che ci proponiamo un radicamento nei luoghi di studio e di lavoro. Qui c'è un problema. Nel nostro percorso abbiamo svolto più di 7.100 Congressi di circolo. Solo 70 di questi riguardano i luoghi di lavoro e solo 10 luoghi di studio. Propongo quindi di lanciare una iniziativa che discuteremo con i Segretari regionali per fondare nei prossimi mesi 500 nuovi Circoli nei luoghi di studio e di lavoro. Impegniamoci altresì da subito a costruire una struttura centrale che oggi non abbiamo a servizio delle attività del Partito nei diversi ambiti dell'iniziativa politica. C'è ancora molto da fare per costruire il nostro Partito. In questi due anni si è determinata una costituzione materiale della nostra organizzazione che va corretta e migliorata. Convocherò immediatamente la Direzione che oggi eleggeremo per discutere, prima ancora degli organigrammi, dello stato del Partito e di come concepire un suo rafforzamento strutturale".
"Ribadisco qui -ha aggiunto- quel che ho sempre detto nella nostra lunga campagna congressuale. Penso ad un Partito nel quale c'è bisogno di tutti e nel quale tutti devono collaborare a promuovere una nuova classe dirigente. Per questo intendo collocare nei luoghi esecutivi esponenti di una nuova generazione già sperimentata e creare attorno a loro la presenza attiva di personalità politiche che possano proteggere il cambiamento mettendo a frutto i vasti sistemi di relazione che possiamo mobilitare. Tutto questo con uno sguardo plurale e mai fazioso nella attribuzione di ruoli e di responsabilità".
"C'è un punto ulteriore -ha detto Bersani- che voglio già oggi indicare per la nostra discussione. Se gli aspetti di confronto e di selezione competitiva in cui ci siamo ampiamente esercitati in questi anni (e che andranno preservati con qualche necessario aggiustamento) non verranno messi in equilibrio con meccanismi centripeti e coesivi propri di ogni associazione, noi rischieremo fenomeni di anarchismo e di feudalizzazione. Penso che la Commissione già nominata dalla Convenzione per la rivisitazione dello Statuto dovrà occuparsi di questo; di come meglio bilanciare, ad esempio, l'ampia dialettica, l'assoluta libertà di espressione, il valore del pluralismo con l'esigenza di preservare l'autorevolezza e l'univocità delle posizioni del Partito. Quando si parla di questo, il pensiero va subito ai temi etici di frontiera. Ma il problema non è questo. Sto parlando invece di una fisiologia che riguarda diffusamente la vita del Partito e che più facilmente impatta nei diversi luoghi del Paese con questioni relative al tracciato di una strada o a un termovalorizzatore o a una nomina piuttosto che a problemi di frontiera".
"Se siamo forza di governo, e lo siamo; se siamo il Partito di una democrazia partecipata ed efficiente, e lo siamo, dobbiamo essere all'altezza di noi stessi -ha esortato Bersani- e risultare lineari e affidabili agli occhi dei cittadini che si aspettano risposte e posizioni chiare sui problemi della loro vita comune. Esistono poi anche i temi di frontiera, che possono interpellare la coscienza in modo insuperabile. Non sarà certo difficile trovare gli strumenti che riconoscano questo ambito, percepito peraltro nel senso comune. In realtà sulle questioni etiche e antropologiche il punto principale sta nella dimensione culturale e politica e nella capacità nostra di mettere a frutto nella discussione, nel confronto e nell'impegno lo straordinario bagaglio culturale che ci ispira, fatto di umanesimi forti, laici e di ispirazione religiosa. Umanesimi forti che non dobbiamo annacquare, che sono una forza enorme per noi e che dovranno aiutarci ad arrivare fino al punto in cui deve esercitarsi l'autonoma responsabilità della politica che ha un compito ineludibile: quello di rispondere con delle decisioni, per quanto transitorie e fallibili, alle esigenze del bene comune". "E' al lavoro anche una Commissione nominata dalla Convenzione per perfezionare il Codice Etico del Partito Democratico. Voglio qui sottolineare -ha fatto osservare Bersani- la centralità della questione. Per gli obiettivi che abbiamo, noi non possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della politica e dell'amministrazione pubblica. Quando questi si appannano, la destra ci lucra e noi paghiamo il prezzo. Dobbiamo dunque porci il problema generale di un rafforzamento della tensione civica ed etica, a cominciare da noi stessi. E' una
> PD: Bersani, basta nostalgie. Progettiamo il futuro
> Red, > PD: Bersani, basta nostalgie. Progettiamo il futuro I punti di > riferimento ideali, la filosofia e i caratteri del partito che vuole e che > verrà. Riferimenti tutt'altro che astratti, visto che Bersani li ha > inseriti nel capitolo dal titolo "Costruire il partito, preparare > l'alternativa". Cinquencento circoli nei luoghi di lavoro. Il rilancio > della questione morale. "Pronti non al dialogo con la maggioranza ma al > confronto in parlamento sulle riforme. Sulla giustizia pesano gli > interessi del premier"
> "Care Democratiche, cari Democratici, cari amici e cari compagni dobbiamo > costruire il Partito che abbiamo promesso ai cittadini che ci guardano, ai > militanti che ci sostengono, ai milioni di persone che ci hanno > sollecitati ad andare avanti e ad avere una fiducia sicura nel nostro > grande progetto". > Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani nel suo discorso > programmatico all'assemblea nazionale. Lo ha detto nella parte finale dove > Bersani, uscendo dalla concretezza dei problemi economici, sociali, > politici e istituzionali ha affrontato quelli che solitamente si > definiscono i punti di riferimento ideali, in sostanza la filosofia del > partito che vuole e che verrà. Riferimenti tutt'altro che astratti, visto > che Bersani li ha inseriti nel capitolo dal titolo "Costruire il partito, > preparare l'alternativa".
> Il primo punto indicato è quello di rifuggire dalla tentazione della > nostalgia, dalla prigione del legame col passato. Bersani è stato chiaro > quando ha parlato della necessità di consegnare alle nuove generazioni non > solo il "seguito di antiche storie" pure nobili, ma una "appartenenza > moderna univoca e sicura", insomma un progetto di futuro. > 'Teniamo dunque fermi -ha detto Bersani- i punti di fondo. Nessuna > nostalgia deve imprigionarci o trattenerci; dobbiamo sentire invece la > responsabilità del nuovo da costruire. Saremo un Partito che, nel > bipolarismo, si rivolgerà a tutta l'area del centrosinistra, senza > trattini o distinzioni di ruoli e senza pretese di esclusività e con la > legittima ambizione di crescere e di farci più forti'. > E per quanto riguarda la natura politica 'una volta scelto il grande campo > del centrosinistra, non facciamo torto alla nostra intelligenza > descrivendo la nostra politica come una coperta da tirare un po' più al > centro o un po' più a sinistra o inchiodandoci a schemi politici o a > parole passate come fossero le figurine Panini di un campionato di > quindici anni fa.
> In una società complessa, in cui non puoi chiedere troppo alle antiche > categorie politiche né tanto meno piegare la politica alla sociologia, > quel che vale è il progetto, quel che vale è l'idea di Paese che si > rivolge in particolare a quei ceti popolari dove la destra vince, quando > vince. Nella capacità attrattiva di un progetto ci sono tante cose che > prese ad una ad una definiremmo di centro o di sinistra ma che > nell'insieme dicono invece i valori fondamentali che hai, il Paese che > vuoi e come intendi comporre gli interessi. Al di fuori di questa > ambizione non sei né più di centro né più di sinistra: sei semplicemente > un Partito piccolo che si condanna ai suoi confini. E non c'è > contraddizione alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del > campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo. Noi portiamo a > tutta l'area del centrosinistra una nostra offerta politica ed un nostro > profilo che ho definito sociale, civico e liberale; un profilo che dica > una parola nuova nel concerto delle forze progressiste europee tutte > impegnate in una ricerca alla quale vogliamo contribuire con una nostra > specificità e con lo stimolo ad andare oltre antichi orizzonti secondo una > linea che abbiamo già cominciato concretamente e positivamente ad > applicare nel Gruppo Parlamentare Europeo'.
> 'Non trasmetteremo alla nuova generazione dei Democratici -ha sottolineato > Bersani- il seguito di antiche storie ma piuttosto un'appartenenza > moderna, univoca e sicura. Per questa sintesi abbiamo a disposizione > materiali straordinari antichi e nuovi: il popolarismo, la sinistra di > governo e del lavoro, il cattolicesimo sociale democratico e liberale, le > tradizioni civiche, la nuova sensibilità ambientale. Abbiamo alle spalle > il respiro di secolari movimenti di emancipazione, di radicate culture > resistenziali e costituzionali e le vitalità di espressione della società > civile che negli ultimi decenni ha accumulato protagonismi e una nuova > politicità. Il nostro problema vero è che nessuno rimanga fermo su quello > che ha già avuto o che ha già vissuto e che ognuno faccia un passo e dia > una disponibilità generosa al cambiamento. Avremo un Partito plurale, non > c'è dubbio. Ma non nel senso di attribuire ad ognuno una stanza della casa > comune. Ogni sensibilità che liberamente vorrà esprimersi dovrà comunque > riconoscersi nelle fondamenta e nei muri portanti di questa casa comune. > Tutto questo non avverrà in astratto o in un giorno solo ma nel concreto > delle battaglie, delle posizioni politiche e delle strutture reali con cui > conformeremo il nostro Partito'.
> Dopo questa lunga premessa, Bersani si è fermato a riflettere sui > caratteri del Pd. > "Popolare e del territorio, abbiamo detto; innanzitutto affermando con > questo -ha spiegato Bersani- che noi selezioniamo dal territorio le nuove > classi dirigenti, che consolidiamo la vita dei circoli portando lì le > risorse necessarie, che ci proponiamo un radicamento nei luoghi di studio > e di lavoro. Qui c'è un problema. Nel nostro percorso abbiamo svolto più > di 7.100 Congressi di circolo. Solo 70 di questi riguardano i luoghi di > lavoro e solo 10 luoghi di studio. Propongo quindi di lanciare una > iniziativa che discuteremo con i Segretari regionali per fondare nei > prossimi mesi 500 nuovi Circoli nei luoghi di studio e di lavoro. > Impegniamoci altresì da subito a costruire una struttura centrale che oggi > non abbiamo a servizio delle attività del Partito nei diversi ambiti > dell'iniziativa politica. C'è ancora molto da fare per costruire il nostro > Partito. In questi due anni si è determinata una costituzione materiale > della nostra organizzazione che va corretta e migliorata. Convocherò > immediatamente la Direzione che oggi eleggeremo per discutere, prima > ancora degli organigrammi, dello stato del Partito e di come concepire un > suo rafforzamento strutturale".
> "Ribadisco qui -ha aggiunto- quel che ho sempre detto nella nostra lunga > campagna congressuale. Penso ad un Partito nel quale c'è bisogno di tutti > e nel quale tutti devono collaborare a promuovere una nuova classe > dirigente. Per questo intendo collocare nei luoghi esecutivi esponenti di > una nuova generazione già sperimentata e creare attorno a loro la presenza > attiva di personalità politiche che possano proteggere il cambiamento > mettendo a frutto i vasti sistemi di relazione che possiamo mobilitare. > Tutto questo con uno sguardo plurale e mai fazioso nella attribuzione di > ruoli e di responsabilità".
> "C'è un punto ulteriore -ha detto Bersani- che voglio già oggi indicare > per la nostra discussione. Se gli aspetti di confronto e di selezione > competitiva in cui ci siamo ampiamente esercitati in questi anni (e che > andranno preservati con qualche necessario aggiustamento) non verranno > messi in equilibrio con meccanismi centripeti e coesivi propri di ogni > associazione, noi rischieremo fenomeni di anarchismo e di feudalizzazione. > Penso che la Commissione già nominata dalla Convenzione per la > rivisitazione dello Statuto dovrà occuparsi di questo; di come meglio > bilanciare, ad esempio, l'ampia dialettica, l'assoluta libertà di > espressione, il valore del pluralismo con l'esigenza di preservare > l'autorevolezza e l'univocità delle posizioni del Partito. Quando si parla > di questo, il pensiero va subito ai temi etici di frontiera. Ma il > problema non è questo. Sto parlando invece di una fisiologia che riguarda > diffusamente la vita del Partito e che più facilmente impatta nei diversi > luoghi del Paese con questioni relative al tracciato di una strada o a un > termovalorizzatore o a una nomina piuttosto che a problemi di frontiera".
> "Se siamo forza di governo, e lo siamo; se siamo il Partito di una > democrazia partecipata ed efficiente, e lo siamo, dobbiamo essere > all'altezza di noi stessi -ha esortato Bersani- e risultare lineari e > affidabili agli occhi dei cittadini che si aspettano risposte e posizioni > chiare sui problemi della loro vita comune. > Esistono poi anche i temi di frontiera, che possono interpellare la > coscienza in modo insuperabile. Non sarà certo difficile trovare gli > strumenti che riconoscano questo ambito, percepito peraltro nel senso > comune. In realtà sulle questioni etiche e antropologiche il punto > principale sta nella dimensione culturale e politica e nella capacità > nostra di mettere a frutto nella discussione, nel confronto e nell'impegno > lo straordinario bagaglio culturale che ci ispira, fatto di umanesimi > forti, laici e di ispirazione religiosa. Umanesimi forti che non dobbiamo > annacquare, che sono una forza enorme per noi e che dovranno aiutarci ad > arrivare fino al punto in cui deve esercitarsi l'autonoma responsabilità > della politica che ha un compito ineludibile: quello di rispondere con > delle decisioni, per quanto transitorie e fallibili, alle esigenze del > bene comune". > "E' al lavoro anche una Commissione nominata dalla Convenzione per > perfezionare il Codice Etico del Partito Democratico. Voglio qui > sottolineare -ha fatto