Chi innesca le bombe - Concita de Gregorio
Droga e camorra, dicevamo. Ci siamo lasciati a questo un paio di giorni fa:
nella vicenda di Marrazzo il punto potrebbero non essere i trans. La droga,
piuttosto. La casa di via Gradoli potrebbe essere il luogo dove comprare la
coca spacciata dal pusher Cafasso, intermediario tra i grandi distributori e
gli acquirenti al dettaglio. Tra i grandi distributori di droga nel Lazio ci
sono i casalesi che controllano la regione di Fondi: non per caso
l'intercettazione della telefonata in cui si parla del "video del
presidente" avviene nell'ambito delle ricerche del latitante Iovine. Questo
si diceva. Nelle successive quarantott'ore è successo che: 1) i magistrati
hanno riaperto l'inchiesta sulla morte di Cafasso (l'uomo che per conto dei
carabinieri "mele marce" ha tentato fin da luglio di vendere il video a
certi giornali aggiungendo di "sentirsi in pericolo"), la salma potrebbe
essere riesumata per verificare con nuove indagini l'effettiva natura
accidentale del decesso. 2) Ascoltato nuovamente in Procura Marrazzo ha ieri
ammesso che in via Gradoli comprava la cocaina, ecco perché tanti soldi in
contanti. Ha confermato di non essere mai stato ricattato: se fosse così
quel video non serviva, evidentemente, per ottenere denaro da lui ma per
tenerlo sotto pressione. Una bomba ad orologeria innescata: tu sai che noi
sappiamo, attento.
Senza togliere niente alla gravità del suo comportamento (un uomo politico
che fa uso di droghe è inaffidabile, sia detto anche per gli altri) sarà il
caso dunque di concentrarsi su chi innesca le bombe. Sul sistema del
controllo reciproco fondato sulle trappole, come le ha chiamate ieri
Bersani. Sullo scenario di malavita che fa da terreno fertile a pezzi
deviati dello Stato e niente metafore ortofrutticole: si sa, del resto, che
la frutta marcisce sempre a precise condizioni ambientali e mai in
solitudine. Luigi De Magistris racconta oggi per noi come funzionano le
"fabbriche di avvelenamento". Dice: quando la posta in gioco è il consenso
bisogna giocarla su quel terreno. Provare a dimostrare che "così fan tutti",
intimidire chi disturba, fermare i magistrati, delegittimare i giornalisti,
screditare gli avversari. È un sistema: il sistema dei ricatti. Marrazzo ha
sbagliato, si è dimesso, ieri lo abbiamo visto uscire dal Palazzo coperto da
un impermeabile. La sua storia politica è finita, ci auguriamo che possa
ricostruire la sua vita privata a partire da quella. Adesso vediamo. Chi gli
ha teso la trappola? Perché?
Cambio tema, avviso i maligni: non c'è nesso. Silvio Berlusconi dice che
farà le riforme da solo. Che non si dimetterà neppure se sarà condannato.
Che gli elettori lo hanno eletto e chi se ne importa dei processi, della
corruzione, della mafia, dei papelli, delle escort, delle minorenni. Che se
non si trova una soluzione che rattoppi il buco del lodo Alfano va avanti lo
stesso. Piano A: rattoppare il buco con leggina. Piano B: farsi rivotare per
dire vedete, il popolo mi reclama. Ad opporsi, in entrambi i casi, ci sono
però tra le altre alcune figure di un certo livello: il presidente della
Repubblica Napolitano, il presidente della Camera Fini. Se avete notato:
l'offensiva ultimamente è concentrata su di loro. Alle urne del resto
qualcuno ce lo deve mandare. Tutto da solo non può farlo, per ora.
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