MILANO, COSÌ GLI IMPRENDITORI FAVORISCONO LA 'NDRANGHETA
15 persone in manette per l'operazione "Parco sud" Boccassini: "Chi non
denuncia si mette contro lo Stato"
di Davide Milosa
La 'Ndrangheta che conquista Milano arriva fino in via Montenapoleone,
ai piani alti di un meraviglioso palazzo d'epoca al numero 27. Qui fino a
pochi mesi fa aveva sede la Kreiamo spa, agenzia immobiliare da oltre un
milione di euro di fatturato l'anno. Socio di maggioranza è Alfredo Iorio,
figlio di quell'Achille Io-rio, morto nel 2008, e fino ad allora capogruppo
di Forza Italia nel Consiglio comunale di Cesano Boscone, paese a sud della
città. Prima di allora, lo stesso Achille Iorio, origini calabresi, avrebbe
favorito il passaggio del denaro della 'Ndrangheta proprio nella Kreiamo.
Nel 2006, infatti, i figli Andrea e Alfredo diventano soci della Io-rio
Immobiliare. Questa l'ultima denominazione societaria, perché prima si
chiamava Sa. Fran con amministratore unico Serafina Papalia, moglie di
Salvatore Barbaro, imputato per associazione mafiosa nel processo Cerberus,
e soprattutto figlia del superboss della 'Ndrangheta Rocco Papalia. Oggi la
Iorio Immobiliare è diventata Kreiamo.
L'inquietante intreccio societario emerge dalla carte dell'operazione
"Parco sud" che ieri ha portato all'arresto di 15 persone, tra cui lo stesso
Alfredo Io-rio e Andrea Madaffari, vicepresidente di Kreiamo. Nel decreto di
fermo compare anche un perito del tribunale che per conto del clan Barbaro
avrebbe favorito una compravendita immobiliare.
Affari e mafia, dunque. Un mix sedimentato nella zona a sud di Milano.
"Qui - scrive il gip Giuseppe Gennari nella sua ordinanza - gli operatori
economici del settore edilizio e movimento terra sanno che devono tenere
presente certi equilibri, che ad alcune persone non si possono dare risposte
negative". E ancora: "Chi sbaglia a muoversi ne subisce le conseguenze e lo
fa rigorosamente in silenzio". Perché "la vittima tipo ha chiari sospetti,
ma si guarda bene dall'esternare queste idee alle forze dell'ordine". Ecco
allora una prima disarmante conclusione: "Anche in alcune aree metropolitane
della civilissima capitale lombarda è assai viva una presenza che fa ombra
all'autorità dello Stato". Una linea della durezza rilanciata ieri dalla
dottoressa Ilda Boccassini, capo del nuovo Pool antimafia di Milano. "L'imprenditore
che non denuncia - ha detto - si mette contro lo Stato".
La posizione della Procura è giustificata dalle oltre ducento pagine di
ordinanza dove si racconta di imprenditori minacciati che scelgono il
silenzio. Decisiva, quella di Salvatore Sansone che il 28 luglio 2008 si
ritrovò la sua agenzia immobiliare completamente bruciata. Sentito sul
posto disse: "Sappiamo chi è stato, me lo aspettavo". Ma alle successive
domande dei carabinieri, scrive il gip, "tentò subito di minimizzare negando
le precedenti dichiarazioni".
C'è di più. Le intimidazioni della 'Ndrangheta arrivano fin dentro le
aule di giustizia. Durante le pause delle udienze del processo Cerberus
contro Salvatore Barbaro, più di una volta Antonio Perre, classe '84, boss
emergente, sfuggito ieri alla cattura, ha avvicinato i teste dell'accusa per
costringerli a ritrattare. Fatto poi puntualmente avvenuto, come conferma il
pm Alessandra Dolci, titolare dell'indagine.
Oltre ad Antonio Perre, detto "u cainu", agli investigatori ieri è
sfuggito un altro pezzo da novanta. Si tratta di Domenico Papalia, classe '83,
figlio del boss Antonio Papalia. "Imprendibile - dice la Dolci - non dorme
più di tre giorni nella stessa casa, non usa cellulari e ci ha scoperto due
microspie". Lui, che recentemente si è sposato con una ragazza legata ai
clan di San Luca, è il vero referente della 'Ndrangheta al nord. E come tale
dispone di una forte rete di fiancheggiatori. Attualmente è residente in via
Vivaldi a Buccinasco. Bazzicarci per più di una volta significa essere
affiancati da due auto, seguiti, scrutati e accompagnati fuori dal paese. In
questa zona la rete mafiosa della cosca Barbaro-Papalia è tanto forte da
dare appoggio anche ai latitanti. E' il caso di Paolo Sergi di Platì trovato
l'8 giugno 2008 in un appartamento in via Caduti ad Assago. In un box della
stessa via, circa un mese prima, sono state scoperte diverse armi tra cui
kalashnikov, fucili a canne mozze e bombe a mano. Una vera santabarbara che
la cosca, capeggiata da Salvatore Barbaro e Domenico Papalia, testava nei
cantieri del movimento terra. A testimoniarlo alcune intercettazioni
ambientali.
Il Fatto Quotidiano