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La Londra che sfotteva ora impari da Silvio
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Foibe  
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 More options Nov 8, 9:55 am
Newsgroups: it.politica.pds
From: "Foibe" <Comuni...@Senza.Memoria.Storica>
Date: Sat, 07 Nov 2009 22:55:30 GMT
Local: Sun, Nov 8 2009 9:55 am
Subject: La Londra che sfotteva ora impari da Silvio
Pil. Come Pessima immagine londinese.
Lo sappiamo, certo, che «Pil», sta per «Prodotto interno lordo».
Ma quando il Prodotto interno lordo, indicatore della salute di un Paese -
in questo caso l'Italia -, supera quello di uno spocchioso Paese - in questo
caso l'Inghilterra - delle lezioncine e delle facili ironie, allora anche l'acronimo
deve necessariamente cambiare.
E la verità, quella dei numeri annunciati ieri dal presidente del Consiglio,
con il conforto dei riscontri Ocse, deve giustamente scacciare la perfidia,
l'accanimento ingiurioso di questi anni e rimandarli al mittente.

E adesso, come la mettiamo?
Adesso che nella classifica di quelli bravi precediamo i gran saputelli del
Regno Unito, come faranno di colleghi d'Oltremanica a rimboccarsi le maniche
per scrivere e raccontare, una volta tanto, la vera verità?
Certo sarà dura per loro, da stamane. E, francamente, non li invidiamo.
Dovranno ammettere che siamo meglio noi di loro e dovranno anche ammettere
che Silvio Berlusconi non è poi così «inadatto a governare» come scriveva
già nel 2001 l'Economist dando la stura ad una serie di virulenti attacchi
dei media britannici che, da allora, non si sono certo diradati.
Ancora alla vigilia del G8 dell'Aquila il Guardian si domandava «se l'Italia,
dopo un decennio di deriva economica, ora risponda ai requisiti di base per
sedersi a qualsiasi tavolo internazionale, considerato che i politici
italiani sono meno affidabili di quelli di Pakistan, Bielorussia,
Azerbaigian, Senegal e Sierra Leone».
 Ricordate come è andato quel G8? Ricordate l'ammirazione, le attestazioni
di stima dei potenti del mondo verso l'Italia e Berlusconi?
Eppure i colleghi del Guardian avevano e hanno provato più volte a demolire
il Cavaliere: «Se si svolgesse un concorso per scegliere il politico più
sessista d'Europa - recitava un indimenticabile editoriale del quotidiano
britannico - senza dubbio vincerebbe Silvio Berlusconi».
Quanto al consenso del premier, nello stesso, memorabile, editoriale si
leggeva: «Il successo di Berlusconi è il prodotto, più che la causa, del
crollo del sistema politico dell'Italia, un crollo che ha fatalmente
indebolito sia la sinistra che il centro, lasciando campo libero agli
opportunisti e agli xenofobi».
Fantastico, no? Pensate che addirittura una columnist dell'Observer si
augurava, poco tempo fa, che qualcuno «facesse al presidente del Consiglio
italiano una iniezione di bromuro per toglierlo dalla scena» aggiungendo che
«in termini politici e libidinosi, si potrebbe considerare come un'eutanasia».
Fortuna che il Sunday Times, spiando dal buco della serratura Berlusconi,
gli dedicava un ampio articolo, intitolato «Nonno Silvio è impotente»,
basato su dichiarazioni di Virginia Sanjust. Che stile! Veramente british.
Ebbene, forse da oggi in poi, i professorini, targati Uk, dovranno
cominciare a rendersi conto che la loro patria non è più quella di tredici
anni fa, quando il popolare settimanale americano Newsweek la incoronò con
una copertina storica dal titolo «London rules», ovvero è «l'Inghilterra che
detta le regole» al mondo.
Allora l'Inghilterra guardava schifata il resto del pianeta sfottendo l'euro
per vantarsi della sua forte sterlina e raccoglieva i frutti di quindici
anni di rivoluzione thatcheriana, costruita con l'esaltazione del libero
mercato, gli sgravi fiscali e la netta contrapposizione allo strapotere dei
sindacati.
Ma oggi quell'Inghilterra è soltanto un pallido ricordo perché l'Inghilterra
di oggi è quella dello scandalo dell'abuso di rimborsi pubblici da parte dei
parlamentari britannici.
Rimborsi utilizzati per scopi personali con spese false per ottenere più
soldi dallo Stato, affitti o mutui per seconde case, e con due Lord
laburisti accusati di aver chiesto denaro in cambio del sì ad alcuni
emendamenti a una legge in discussione.
Una vicenda che non solo ha incrinato la credibilità del «modello
Westminster» ma ha sconcertato l'opinione pubblica già provata dalla grave
recessione che ha colpito la Gran Bretagna nell'ultimo anno.

Una crisi che non tocca solo il Partito laburista che, essendo al governo,
ha le più grosse responsabilità, ma colpisce l'intera classe politica
inglese.
Perché l'Inghilterra di oggi è quella che ha 647mila disoccupati in più
rispetto al 2008 (contro i duecentomila dell'Italia).
Dove i consumi delle famiglie sono in picchiata (3,4 per cento che
diventeranno 2,1 nel 2010) tanto che se Londra chiedesse oggi come oggi di
usare la moneta comune europea, si sentirebbe rispondere che non ha gli
standard minimi richiesti.
Insomma, un Paese che non sta al passo degli altri e che non riesce nemmeno
a rispettare le regole della convivenza socio-economica. Altro che dettarle.


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