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Il porto delle nebbie
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outis  
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 More options Nov 4, 8:17 pm
Newsgroups: it.politica.pds
From: "outis" <i...@idem.it>
Date: Wed, 4 Nov 2009 10:17:20 +0100
Local: Wed, Nov 4 2009 8:17 pm
Subject: Il porto delle nebbie
DELITTO E PRESCRITTO
  B. agita l'amnistia per ottenere un nuovo Lodo su misura E intanto su
fondi neri Mediaset scappa dai giudici
  di Peter Gomez
     Tutto come previsto. Silvio Berlusconi, per non presentarsi in aula il
16 novembre davanti ai giudici del dibattimento per i presunti fondi neri di
Mediaset, gioca la carta del legittimo impedimento. Tenta di far saltare l'udienza,
spiegando che proprio quel giorno dovrà parlare di fame nel mondo davanti
alla Fao, e prende tempo in attesa che dal cilindro dei suoi avvocati
parlamentari spunti fuori l'ennesima legge che lo allontani dai suoi
processi.

   Niccolò Ghedini, in queste ore sempre più ospite fisso del Cavaliere ad
Arcore e a Palazzo Grazioli, si muove però su una strada strettissima. L'avvocato-deputato
sta studiando due norme dal sapore antico: abbreviare ulteriormente i
termini di prescrizione, come era già accaduto nel   2005 con la legge ex
Cirielli, o stabilire che tutti i processi contro le alte cariche dello
Stato si tengano nel palazzo di Giustizia di Roma, evidentemente ritenuto un
nuovo porto delle nebbie.

   Ma i problemi sono molti. Bisogna convincere gli alleati e soprattutto
evitare al ministro della Giustizia una brutta figura. "Non stiamo pensando
a nessuna norma per accelerare la prescrizione in relazione al processo
Mills", aveva detto solo il 27 ottobre, Angelino Alfano, davanti alle
telecamere di Ballarò. Smentirlo subito sembra davvero troppo. E allora? Più
fonti all'interno del Pdl concordano nel dire che il duo Ghedini-Berlusconi
stia facendo pretattica. E che si prepari, semplicemente, a una replica di
quanto già fatto in occasione dell'approvazione del Lodo Alfano. Allora era
stata proposta per iniziativa   parlamentare una norma che sospendeva per un
anno tutti i processi - ad esclusione di quelli per la mafia e il
terrorismo - riguardanti reati commessi (anche dal premier) prima del 30
giugno 2002 e puniti con meno di dieci anni di reclusione. Si trattava di
una sorta di amnistia mascherata che, secondo l'Associazione nazionale
magistrati avrebbe mandato in fumo 100.000 dibattimenti (fermarli e farli
ripartire equivaleva dire prescriverli). Un colpo di spugna generalizzato
che aveva provocato la rivolta di avvocati, giudici e parti lese. In questo
modo Berlusconi aveva avuto vita facile nel proporre e far approvare l'alternativa:
il lodo che portava il nome del suo ministro.

   Oggi la storia si ripete. Da una parte c'è la legge sulla prescrizione
breve (o in subordine quella per obbligare i tribunali   a esaminare tutte
le prove e tutti i testimoni proposti dalle difese, con conseguenti enormi
perdite di tempo) . Dall'altra c'è la norma per spostare i processi contro
Berlusconi nella Capitale. Se la prima legge venisse approvata il limite
tassativo per chiudere un dibattimento verrebbe fissato in sei anni: 3 in
primo grado, 2 in appello e uno in Cassazione. Troppo pochi per sperare di
arrivare a una sentenza   defintiva nei casi che coinvolgono colletti
bianchi come, ad esempio, il patron della Parmalat Calisto Tanzi, i
"furbetti del quartierino" protagonisti delle scalate bancarie dell'estate
2005 o i tanti componenti di quelle organizzazioni criminali che truffano l'Unione
Europea e truccano gli appalti pubblici. Sei anni invece sarebbero
sufficienti per continuare a processare e condannare i poveracci. Proprio
Alfano ha spiegato che in Italia nel 2008 i processi in corso erano più di
un milione 260mila. E che in media per arrivare a una sentenza di primo
grado ci volevano 430 giorni che salivano a 730 in appello. A tenere bassa
la media (si fa per dire) ci pensano però decine di migliaia direttissime e
i processi per i reati da strada. E tutto questo non basta per evitare che
ogni anno si prescrivano oltre 150mila reati. Ecco   allora perché le norme
sulla "prescrizione breve", sostengono in privato gli uomini del premier,
finiranno per essere un grimaldello. Una sorta di pistola, messa sul tavolo
prima della trattiva con i finiani e la Lega, che punta un bersaglio
preciso: i processi celebrati a Roma.
Il Fatto Quotidiano


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