Prova di forza sulla giustizia - Fabrizio Augimieri,
Prova di forza sulla giustizia Il governo continua a lanciare fatwa
sull'autosufficienza del centrodestra ed evita così di rispondere all'unica
domanda: su quali riforme della giustizia sta lavorando? Sul piatto ci sono
lodi e lodini per tentare di salvare il presidente Berlusconi dai processi o
s'intende, davvero, aprire una discussione in parlamento con le opposizioni?
Riforma della giustizia in cima alla lista dell'agenda di governo.
L'esecutivo, se il Partito democratico non ammorbidirà alcune posizioni, è
deciso alla prova di forza e ad accelerare i tempi.
"Non so se c'è la possibilità di trovare un'intesa con l'opposizione sulla
riforma della giustizia: noi non la rifiutiamo, anzi la ricerchiamo", ha
detto in mattinata il Guardasigilli Angelino Alfano, sottolineando però che
se non si dovesse arrivare ad un accordo il governo è pronto a fare da solo.
"Abbiamo anche un dovere: fare quel che abbiamo promesso gli elettori.
Quindi - afferma Alfano - di fronte al bivio tra la paralisi perché
l'opposizione non vuole riforme e fare quanto promesso noi sceglieremo di
procedere".
A fargli eco poco dopo il presidente del Consiglio. Iniziare il dialogo con
l'opposizione dalla giustizia? "Magari", la risposta ironica di Silvio
Berlusconi. E ancora: "Nessuno più di me è predisposto al dialogo", ma,
sottolinea il premier, il Partito democratico "deve cambiare registro".
Ad avviare l'ennesimo dibattito sulla riforma della giustizia ci aveva
pensato ieri sera Pierluigi Bersani. Ospite alla trasmissione "Che tempo
fa", il neo segretario del Pd apriva ad un "confronto in
Parlamento", giudicandolo comunque "difficile" se non vengono messi da parte
i "problemi personali" del premier.
Ed al ruolo centrale del Parlamento è rivolto anche l'intervento della
presidente dei senatori del Partito democratico che invita governo e
maggioranza a portare in aula dei testi dai quali avviare una discussione.
"Noi - dice Anna Finocchiaro - abbiamo già presentato le nostre proposte in
materia di giustizia, per renderla più efficace e più vicina agli interessi
dei cittadini. Riforme che fanno gli interessi di poche persone -
sottolinea - non ci interessano e troveranno la nostra più ferma
opposizione".
La senatrice si dice inoltre contraria alla ventilata ipotesi della
"prescrizione breve", giudicandola "un passo gravissimo" sul quale il Pd si
opporrebbe con forza.
Il portavoce del Popolo della libertà, Daniele Capezzone, sostiene il
pensiero del ministro Alfano. "Vale per la giustizia così come per le
necessarie riforme istituzionali: se l'opposizione è in grado di dare un
contributo, bene; ma altrimenti, se resterà incatenata al carro di Di Pietro
o se tenterà di frenare e impantanare tutto - conclude Capezzone - noi
andremo avanti comunque".
E dopo le parole del Guardasigilli è proprio l'Italia dei Valori a
rispondere con forza. Per Antonio Di Pietro quelle del ministro sono parole
"strampalate" di un uomo che "vive come Alice nel paese delle meraviglie".
"Il ministro Alfano - attacca Massimo Donadi - invece di lanciare fatwa
sull'autosufficienza del centrodestra farebbe meglio a dirci su quali
riforme della giustizia sta lavorando. Se, come sembra, sul piatto ci sono
lodi e lodini per tentare di salvare il presidente Berlusconi dai processi
che lo attendono - sottolinea il capogruppo Idv alla Camera - non solo non
ci sarà nessun dialogo ma troverà in Italia dei Valori un'opposizione senza
tregua, in Parlamento ed in piazza".
Apre invece al dialogo l'Udc. Per il suo presidente, Rocco Buttiglione, "è
sbagliato voler fare la riforma della giustizia a colpi di maggioranza. Su
un tema così delicato che investe la libertà delle persone - sostiene -
occorre collaborare e trovare le massime convergenze".
Dura infine la reazione della sinistra extra parlamentare.
"Le dichiarazioni del ministro Alfano sono gravissime - dice il presidente
dei Verdi, Angelo Bonelli - deve rendersi conto che è un suo dovere
confrontarsi con i cittadini prima di avviare una riforma così importante
come quella della giustizia".
Sulla stessa lunghezza d'onda la risposta del Pdci.
"Il ministro Alfano e gli altri esponenti del governo si mettano l'anima in
pace - afferma Pino Sgobio - le leggi ad personam, giustizia in primis, non
sono contemplate dalla nostra Costituzione.
Nessun dialogo è, quindi, possibile con questa maggioranza. Il Pdl cerca
insistentemente la complicità dell'opposizione forse perché si vergogna di
se stessa. Compito dell'opposizione - conclude Sgobio - è impedire con le
barricate l'approvazione delle nefande contro-riforme di questo governo".
da Aprile on line