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* Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre
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pirex  
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 More options Nov 8, 9:26 am
Newsgroups: it.politica.pds
From: "pirex" <mok...@pakita.sus>
Date: Sat, 07 Nov 2009 22:26:13 GMT
Local: Sun, Nov 8 2009 9:26 am
Subject: * Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre
92° Anniversario della Rivoluzione

Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre

di  Paola Pellegrini

Fin dal primo momento, la Rivoluzione di Ottobre è stata un punto di
riferimento per il movimento operaio e per tutte  le organizzazioni
socialiste che non erano arretrate di fronte al militarismo e alla follia
nazionalista che trascinò il mondo nel grande massacro della Prima Guerra
mondiale. "Una ondata rivoluzionaria si diffuse a livello mondiale", scrive
Hobsbawm all'inizio del suo Il secolo breve, "nei due anni successivi alla
rivoluzione d'Ottobre e le speranze dei bolscevichi assediati non parvero
irreali".
 "Vennero formati dei soviet dagli operai delle tabaccherie a Cuba, un paese
nel quale pochi sapevano dove fosse la Russia.

In Spagna gli anni dal 1917 al 1919 passarono alla storia come il biennio
bolscevico."movimenti studenteschi rivoluzionari insorsero a Pechino nel
1919 e a Cordoba, in Argentina, nel 1918, per diffondersi ben presto nell'America
Latina.."in Messico.Marx e Lenin divennero le icone della rivoluzione
messicana, insieme con Montezuma, Emiliano Zapata e altri indigeni vittime
dell'oppressione.
Negli USA, i finlandesi, che tra gli immigrati costituivano la comunità
nella quale più si erano diffuse le idee socialiste, si convertirono in
massa al comunismo e ravvivarono gli squallidi insediamenti minerari del
Minnesota con raduni «nei quali i cuori sussultavano a udire il nome di
Lenin.
 In un silenzio mistico,,,noi adoravamo ogni cosa che venisse dalla Russia».
In Italia, il nostro biennio rosso nelle grandi fabbriche del nord coincise
con la formazione del gruppo dirigente che diede vita al Partito comunista d'Italia.

Non è stato dunque per caso che la data della prima rivoluzione socialista
della storia sia stata per settant'anni il punto di riferimento per milioni
di uomini e donne in tutte le latitudini del mondo.
 A partire dalla disintegrazione  dell'Unione Sovietica, per tutti questi
venti anni di restaurazione selvaggia del capitalismo, nel mondo e nella
terra di Gorky e Mayakovsky, dovunque si è cercato di liquidarne ogni valore
o attraverso la più spudorata falsificazione storica o attraverso l'oblio.

Mentre scrivo queste poche cose per il sito del nostro partito, penso a
quanto suicida sia questo oblio, e lo penso a partire da noi, dalla nostra
difficoltà di mantenere aperta la strada della memoria storica, non per
ripiegamento nostalgico, ma per rinnovare una più piena coscienza del nostro
futuro, attraverso un confronto diretto con una storia senza la quale non
saremmo quelli che siamo, ricerca che farebbe crescere, magari di un piccolo
gradino, quel faticoso processo di apprendimento che non avviene né con le
facili consolazioni né con le abiure.

Senza questo corpo a corpo con la storia della rivoluzione e dell'Urss, dei
suoi grandi e tragici protagonisti, delle condizioni in cui fu costruita,
delle sue conquiste come degli errori e delle sue impossibilità, senza
questo lavoro di comprensione e di sedimentazione in una nuova
consapevolezza diffusa, l'attacco ideologico anticomunista è destinato ad
aumentare la sua forza di orientamento e di penetrazione.

Ma è un lavoro davvero difficile, che non ammette semplificazioni:
ancora solo abbozzato, salvo alcune preziosissime eccezioni:
 penso al contributo sia storico che filosofico di intellettuali come
Canfora, Vegetti, Prestipino, Losurdo,contributi ignorati dall'opinione
pubblica più larga, ma anche da molti militanti e dirigenti della cosiddetta
sinistra per bene, che non vuole correre il rischio di  essere scacciata dai
salotti buoni della politica nostrana, malata di provincialismo.
 Avverto anche per questo la lacerante inadeguatezza politica nostra, e mi
riferisco ai nostri partiti che dicono di voler mantenere i nomi e i simboli
del comunismo e che, mentre tra pochi giorni daranno vita alla comune
Federazione della sinistra, non hanno saputo trovare lo spazio per una
iniziativa comune - non di propaganda ma di riflessione e studio -  in
occasione di questo 92° anniversario della rivoluzione che diede vita al
primo esperimento socialista della storia.

Il 7 novembre ha rovesciato, svelandone la natura "storica e transitoria",
tutti quei  rapporti di dominio sociale che fino ad allora si erano mostrati
immutabili al pari di un "fatto di natura".
 Per la prima volta, il proletariato industriale, i soldati insorti nelle
trincee della guerra, i contadini al servizio di una aristocrazia terriera
arcaica, tutti questi diventavano protagonisti della storia.

Il 7 novembre fu la data di un evento destinato  - per usare un'espressione
di John Reed - a sconvolgere il mondo:
 la Russia, travolta da un'ondata di sommosse e sconvolgimenti sociali, all'origine
dei quali la guerra fu elemento scatenante per l'insostenibilità di quella
condizione materiale di sfruttamento, di miseria e disperazione;
 e il resto del mondo che, da allora non poté  più essere lo stesso.

Tutto lo svolgimento del '900, secolo che si è concluso proprio in
corrispondenza della crisi e della sconfitta dell'URSS, è stato per la sua
gran parte determinato dalla Rivoluzione d'Ottobre, che ha aperto processi
politici, sociali e culturali che hanno appunto cambiato la realtà mondiale.
Non è superfluo ricordare  in tempi come questi la portata di tali
cambiamenti.

 La rivoluzione russa e la successiva formazione dell'Unione Sovietica hanno
impresso una accelerazione formidabile allo sviluppo della realtà
internazionale, la stessa attuazione dello "Stato sociale" e delle varie
riforme nei paesi capitalistici industriali ha preso le mosse dalla
competizione con la crescita sovietica e dalla pressione operaia e popolare
ch'essa ha sollecitato in occidente.

 La presenza dell'Unione Sovietica al fianco dei paesi occidentali nella
guerra contro il nazifascismo ha reso possibile la sconfitta del più grave
attacco alla civiltà che abbia avuto luogo nell'epoca moderna.
 I processi aperti dall'Ottobre russo hanno avuto il merito storico di
imprimere una spinta determinante ai movimenti di liberazione dal
colonialismo in tutti i paesi del Terzo Mondo.
Si è trattato di rivoluzioni contro la guerra e contro il dominio di potenze
straniere.

Il dissolvimento del sistema Sovietico ha determinato uno squilibrio totale
dei rapporti internazionali, ha permesso il riaffermarsi del dominio
imperialistico e ha fatto ripiombare l'intero pianeta sotto l'incubo della
guerra infinita e dentro una nuova fase di dominio neocoloniale di interi
paesi di cui non riusciamo a vedere oggi la fine.

"Fu soltanto a partire dalla Rivoluzione d'ottobre, e poi grazie
all'esistenza statuale dell'Unione sovietica, che poté venir posta
all'ordine del giorno nel mondo intero la rivendicazione di una equa
soddisfazione dei bisogni sociali, materiali e intellettuali, di grandi
masse di uomini e di donne, come la rivoluzione francese aveva fatto per i
diritti di cittadinanza.

Senza la Rivoluzione d'ottobre e la sua eredità, la storia del Novecento
sarebbe stata soltanto una storia di conflitti intercapitalistici e
interimperialistici, dove le classi subalterne avrebbero ancora una volta
assunto il ruolo di "carne da cannone", i paesi coloniali quello di posta in
palio della spartizione del mondo".
 Quelle classi subalterne che drammaticamente, oggi, vedono il loro presente
e il loro futuro prossimo tornare indietro, a quella dimensione di in-
significanza e cancellazione dalla storia.

 A vent'anni esatti dalla caduta del Muro di Berlino e dalla sconfitta dell'esperienza
socialista in Europa, con la liquidazione dell'URSS e degli Stati sorti all'indomani
della sconfitta del nazifascismo, è così sembrata  definitivamente perduta
ogni possibilità, reale e simbolica, di alternativa - economica, giuridica e
istituzionale - al capitalismo.
Anche riflettere sulle principali conseguenze ideologiche  e politiche  di
tutto questo è necessario, se si vuole ricominciare a battersi in maniera
coerente e organizzata per un'altra società da quella capitalistica.

C'è chi considera impegni di questo tipo un orizzonte sterile e
definitivamente chiuso dagli accadimenti di vent'anni fa e confermato dalle
difficoltà di oggi.
Ora, per dirla tutta, noi proviamo un certo qual fastidio a sentirci fare la
predica sulla inutilità del lavoro teorico e culturale dei comunisti,
soprattutto quando viene da quelli che, dicendosi stati comunisti e spesso
autodefinendosi ancora marxisti e materialisti si sono da tempo nei fatti
calati  nell'abitus mentale  e nelle forme di pensiero dell'avversario, in
una sorta di nichilismo storico, molto ideologica e poco materialistica,
dimenticando una verità molto scomoda, ma molto materialistica:
che anche le idee e le ragioni giuste possono essere sconfitte, se i
rapporti di forza sono sfavorevoli, o se il processo storico concreto
trasforma i luoghi e gli attori del conflitto di classe.

Del resto, non mi pare che, a parte la propaganda denigratoria sparsa senza
ritegno dagli avversari legittimi e sempre di più dai pentiti di diverso
conio, la vicenda della sconfitta e distruzione dell'Urss sia stata davvero
messa sotto la lente di un'analisi puntuale, per comprenderne fattori non
casuali o solo soggettivi, ma storici, economici e di contesto.

Conoscere effettivamente la natura di un evento spartiacque per l'oggi e per
un tempo ancora assai lungo e rifletterci fuori da ogni stanca ripetizione
apologetica, è vitale se si vogliono ritrovare, fin dall'atto fondativo di
quella storia, la Rivoluzione dell'ottobre '17, le ragioni ancora valide del
progetto comunista, che può trovare un nuovo slancio solo se si proietta nel
nuovo secolo, senza abiure di comodo e senza atteggiamenti reducisti: una
ricerca vera che può e deve farsi con gli strumenti intellettuali del
marxismo.

Si può essere sconfitti, dunque ma si può ricominciare, ...

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e.logan  
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Newsgroups: it.politica.pds
From: "e.logan" <angeloaie...@fastwebnet.it>
Date: Sun, 8 Nov 2009 19:01:52 +0100
Local: Mon, Nov 9 2009 5:01 am
Subject: Re: * Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre

"pirex" <mok...@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:9umJm.91883$9f6.108098@twister1.libero.it...

...

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pirex  
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Newsgroups: it.politica.pds
From: "pirex" <mok...@pakita.sus>
Date: Sun, 08 Nov 2009 20:18:37 GMT
Local: Mon, Nov 9 2009 7:18 am
Subject: Re: * Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre

Si parla di "Salvare il progetto" non la sua applicazione.

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 More options Nov 9, 7:23 am
Newsgroups: it.politica.pds
From: "pirex" <mok...@pakita.sus>
Date: Sun, 08 Nov 2009 20:23:15 GMT
Local: Mon, Nov 9 2009 7:23 am
Subject: Re: * Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre

Non mi risulta che il muro di berlino sia caduto per mancanza di generi
alimentari.

>  ed alle più
> elementari negazioni di libertà, che tutt'ora esistono?

> Penso che la rievocazione della Rivoluzione di Ottobre scritta
> in questi termini, dopo 92 anni, dimenticando che il mondo si
> sia evoluto,  sia condiviso da Diliberto e da pochi seguaci, se
> tornasse in vita lo stesso Marx, avrebbe parecchie cose da
> obiettare, soprattutto da come è stato gestito il potere nei Paesi
> non capitalistici.

> Perchè non viene detto che tutti i partiti comunisti, compreso
> quello Italiano hanno inteso gestire il potere in senso burocratico
> e verticistico, addirittura dittatoriale, lasciando poco spazio alla
> democrazia interna?

Si parla di "Salvare il progetto" non la sua applicazione.

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e.logan  
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 More options Nov 9, 8:12 am
Newsgroups: it.politica.pds
From: "e.logan" <angeloaie...@fastwebnet.it>
Date: Sun, 8 Nov 2009 22:12:09 +0100
Local: Mon, Nov 9 2009 8:12 am
Subject: Re: * Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre

"pirex" <mok...@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:TMFJm.91437$1s6.6282@twister2.libero.it...

Se è nel senso storico, siamo d'accordo.

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outis  
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Newsgroups: it.politica.pds
From: "outis" <i...@idem.it>
Date: Mon, 9 Nov 2009 08:16:46 +0100
Local: Mon, Nov 9 2009 6:16 pm
Subject: Re: * Salvare il progetto di civiltà dell''Ottobre

"pirex" <mok...@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:TMFJm.91437$1s6.6282@twister2.libero.it...

In virtù del quale la disparità tra ricchi e poveri è diventata sempre più
drammatica, la fame nel mondo si è accresciuta, la demmocrazia deperisce
ogni giorno e si è sempre arrestata sulla soglia del luogo di lsvoro,
l'avvenire della naggioranza dipende dalle decisioni di pochi, l'aviditàdi
profitto induce al massimo sfruttamento della forza-lavoro, mancanza di
sicurezza compresa, e sta portando il mondo verso un catastrofico dissesto
climatico, le rivalità economiche ci hanno regalato due guerre mondiali, la
vita di tutti dipende da forze che non controllano

> Non mi risulta che il muro di berlino sia caduto per mancanza di generi
> alimentari.

>>  ed alle più
>> elementari negazioni di libertà, che tutt'ora esistono?

ma deperiscono ogni giorno e, riconosciute dalla legge, sono spesso megte
dai fatti.

>> Penso che la rievocazione della Rivoluzione di Ottobre scritta
>> in questi termini, dopo 92 anni, dimenticando che il mondo si
>> sia evoluto,  sia condiviso da Diliberto e da pochi seguaci, se
>> tornasse in vita lo stesso Marx, avrebbe parecchie cose da
>> obiettare, soprattutto da come è stato gestito il potere nei Paesi
>> non capitalistici.

E in quelli capitalisti, dove sono tra l'altro fioriti i fascismi e il
nazismo

>> Perchè non viene detto che tutti i partiti comunisti, compreso
>> quello Italiano hanno inteso gestire il potere in senso burocratico
>> e verticistico, addirittura dittatoriale, lasciando poco spazio alla
>> democrazia interna?

Mentre invece i partiti attualmente esistenti fanno le primarie :-))


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