Visto che in trhead si parlava di autobus, Messico e Chiapas, ripropongo con l'occasione un vecchio racconto datato 1996, che forse, però, potrà ancora essere utile a qualcuno.
I mille colori del Chiapas
Dalle grida di stupore capiamo che siamo giunti alla nostra meta. Qualcuno, per sua fortuna, è riuscito a scorgere il Canyon dall'alto e, dalle sue inequivocabili esclamazioni, intuiamo che abbia goduto per qualche istante di una visuale davvero spettacolare. In breve atterriamo sulla pista di Tuxla Gutierrez, capitale dello stato del Chiapas, dove abbiamo però deciso di non fermarci per la notte, optando invece di proseguire alla volta di San Cristobal de Las Casas, situata a circa ottantacinque chilometri di distanza, ma ubicata abbastanza più in alto rispetto ai 542 metri di altitudine di Tuxla. Poco prima dell'uscita dal piccolo aeroporto, troviamo un banco turistico, dove una graziosa ragazza elargisce con un sorriso ammaliante, informazioni, ed opuscoli illustrati sulle tante bellezze di questo stato messicano. Davanti al banco facciamo la conoscenza di una coppia, lei italiana, lui spagnolo, ma che, come scopriremo in seguito, vivono in Belgio. Sono diretti anch'essi a San Cristobal, ma ci chiedono se vogliamo unirci a loro per effettuare prima un giro sul Canyon, e la proposta ci alletta decisamente, poiché in questo modo avremo la possibilità di dividere le spese. Prendiamo quindi assieme un taxi, impiegando una buona mezz'ora per coprire i pochi chilometri che ci dividono dal paesino di Chiapa de Corzo, complice anche un posto di blocco dell'esercito, a cui sembriamo ormai esserci abituati nel corso di questo viaggio, ma che di fatto è il primo che incontriamo qui in Chiapas. Veniamo lasciati sulla piazza principale del paese, dalla quale, facendo pochi passi, raggiungiamo in breve un albergo, l'unico di Chiapa de Corzo a quanto ci risulta, dove proviamo a chiedere se possono custodire i nostri bagagli per tre, quattro ore, giusto il tempo di effettuare l'escursione lungo il fiume Grijlva. Accettano, ma non gratuitamente, siamo turisti. e ci alleggeriamo quindi di una manciata di pesos, comunque una cifra sostanzialmente irrilevante per i nostri standard. Senza la zavorra dei pesanti zaini, passeggiamo quindi tranquillamente per le stradine polverose di questo paesino, approfittando tra l'altro della presenza di una banca e del suo sportello bancomat, per prelevare del denaro contante. Certo, Chiapa de Corzo non presenta i canoni estetici di altri paesini e cittadine visitate finora in Messico, ma le sue basse costruzioni, per la maggior parte dipinte di rosa, le sue stradine desolate e la sua gente, soprattutto indios, le conferiscono un certo fascino, intriso d'autenticità. Ammiriamo dall'esterno la semplice architettura che contraddistingue la cattedrale di Santo Domingo, e facciamo un giretto attorno ai negozietti che la circondano, provando incuriositi una tazza di pozole, densa bevanda scurissima composta da cannella, cioccolato e granturco, che non riscontra decisamente i nostri gusti, a differenza dei molti altri avventori, che invece sembrano indubbiamente gradirla. In breve raggiungiamo l'imbarcadero, dove salpiamo assieme ad altri viaggiatori su una lancia a motore, navigando velocemente lungo le verdognole e torbide acque del fiume Grijlva. Le visuali di piccole e spoglie capanne ubicate sulle anse, si alternano a scene di altri tempi, in cui le donne fanno il bucato lungo il fiume, ed i bambini giocano con semplicità sulle sponde di queste limacciose acque. Ci addentriamo rapidamente in quello che alcuni fortunati passeggeri hanno visto poche ora prima dall'alto, ovvero il Canyon del Sumidero, il quale si snoda per una quindicina di chilometri attorno a delle gigantesche pareti quasi verticali, che discendono oltre i mille metri di profondità. Un'autentica meraviglia della natura, è il caso di dirlo. Il cielo intanto si è coperto di nuvole e la temperatura è scesa notevolmente, tanto da indurci ad indossare i nostri giubbotti e speriamo proprio che non piova, altrimenti faremo una doccia gratuita a bordo di questa lancia scoperta. In alcuni punti il fiume è completamente ricoperto di vegetazione, ed il pensiero corre subito agli alligatori, che secondo le stime ancora dovrebbero popolare le sue acque, ma che per nostra sfortuna non vedremo, a differenza invece di numerose colonie di scimmie, che sembrano divertirsi a richiamare la nostra attenzione, tanto da indurre il barcaiolo ad arrestare la propria marcia, permettendoci di ammirarle nelle loro divertenti esibizioni. Il panorama è mutevole, grazie alla diversa altezza e conformazione delle pareti rocciose dalle quali siamo circondati, ed all'alternarsi dei diversi tipi di vegetazione, dove di tanto in tanto scendono con fragore alcune piccole cascate. Tutt'intorno regna un silenzio irreale, udibile ancor meglio quando ci fermiamo alcuni minuti in delle immense grotte presenti lungo i bordi, spegnendo il motore. Solo le urla in lontananza di qualche scimmia, o l'eco di alcuni rapaci, sembrano rompere la magia di questi momenti fatati, in cui la natura assume il ruolo di protagonista assoluta. La nostra corsa d'andata, durata circa un paio di ore, termina poco prima della diga di Chicoasen, completata nel 1981, la quale produce immense quantità di elettricità, ed è una delle più grandi del Messico. Nonostante questo, moltissimi indigeni del Chiapas (stato messicano la cui popolazione è composta per un buon 80% da indios discendenti dai Maya) non dispongono della luce nelle proprie abitazioni, così come l'acqua potabile o i servizi igienici. Purtroppo, dopo l'avvento degli spagnoli, il Chiapas ha sempre vissuto ai margini dello sviluppo messicano, tanto che, ancor oggi, nonostante le ingenti ricchezze di cui dispone, tra cui, vale la pena di ricordare alcuni giacimenti petroliferi, è uno degli stati più poveri del paese, dove analfabetismo, mortalità infantili, violenze, malattie dovute alle scarse condizioni igieniche, alcolismo, sono piaghe assai diffuse tra la popolazione, nella quale l'1% detiene quasi la metà della proprietà del territorio, percentuale purtroppo destinata ad aumentare, a causa del confiscamento sistematico delle terre da parte dei grandi latifondisti, ai danni delle sempre più povere comunità locali, costitute come dicevo da discendenti Maya, i quali parlano tra l'altro diversi dialetti locali, a seconda del proprio ceppo di appartenenza. Da questo contesto, dopo secoli di ingiustizie sociali e sfruttamenti vari, due anni fa, nel 1994 ha avuto origine la guerriglia zapatista, la quale balzò agli onori delle cronache proprio per l'occupazione di San Cristobal de Las Casas da parte dell'Ezln (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) guidato dal subcomandate Marcos, il condottiero mascherato da un passamontagna, il quale incarna per molti un nuovo Che Guevara. Gli zapatisti, i quali hanno trovato un rifugio sicuro nell'inaccessibile selva lacandona, portano avanti la loro battaglia scegliendo oltre alla lotta armata, anche la via della propaganda, provando a far conoscere al mondo intero il dramma degli indios del Chiapas e tentando un dialogo con il governo messicano, al fine di indurre il paese a riconoscere agli emarginati di questa parte di mondo un minimo di dignità umana, grazie alla ridistribuzione delle terre tra la popolazione, alla costruzione di strutture sanitarie, ad una campagna d'alfabetizzazione, in sostanza tutte cose fattibili per un paese civile, che si affaccia alle soglie del terzo millennio. In verità non so quanto possa essere utopica la guerriglia zapatista, ma viaggiando in queste settimane attraverso il Messico, mi sono reso conto che quella dell' Ezln non è l'unica rivolta presente all'interno del paese, malgrado sia la sola che faccia notizia da noi, segno che probabilmente, la strada propagandistica intrapresa dagli zapatisti sortisce un certo effetto.
In circa un'ora di navigazione copriamo a ritroso il nostro itinerario sul Grijlva, approdando nuovamente all'imbarcadero di Chiapa de Corzo. Si uniscono a noi due simpatici tedeschi, i quali hanno depositato loro volta i bagagli nell'albergo, occupandone però una camera per la notte. Vorrebbero venire con noi a San Cristobal, tanto che io ed il ragazzo spagnolo ci mettiamo alla ricerca di un mezzo che possa ospitarci tutti e sei, spargendo la voce tra alcuni abitanti del posto, ma la proprietaria dell'hotel non si lascia sfuggire l'occasione di prendere con il minimo sforzo il deposito da loro lasciato, dicendogli che non poteva assolutamente restituirglielo, probabilmente perchè l'albergo è completamente privo di ospiti e difficilmente a quest'ora busseranno alle sue porte altri clienti. Così, i due ragazzi ci salutano rammaricandosi di non aver avuto la nostra stessa idea, e trascorreranno la notte a Chiapa de Corzo. Nel frattempo la voce che abbiamo sparso ha evidentemente avuto buon esito, e si presenta a noi un giovane con il suo minivan, pronto ad accompagnarci fino a San Cristobal. Malgrado non sia un regolare taxista, ci sembra un bravo ragazzo, del quale istintivamente ci fidiamo. Contrattiamo quindi il costo della corsa, già relativamente basso, e mentre sta imbrunendo, ci dirigiamo alla volta di questa cittadina distante una settantina di chilometri, procedendo in salita lungo tortuosi e ripetuti tornanti. Copriamo in circa un paio d'ore l'intero percorso, da molti descritto come spettacolare, ma il buio non ci fa scorgere altro che il bagliore isolato di qualche fuoco acceso nell'oscurità delle campagne circostanti. Nei dintorni della piazza principale di San Cristobal salutiamo i nostri amici, simpatici ed ottimi compagni di viaggio di questa giornata e malgrado anche loro sosteranno nella cittadina qualche giorno, non li rivedremo mai più. Loro hanno
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>>On 6 Lug, 09:08, bn...@libero.it (bnx) wrote: > Assolutamente sì, perché, tra vecchie alla Tigre31 e nuove, sono senza ombra > di dubbio il frequentatore che ha postato più recensioni sul newsgroup. > Bnx
E se continui a ripostare le vecchie ciclicamente lo rimarrai a lungo!!!!
> E se continui a ripostare le vecchie ciclicamente lo rimarrai a > lungo!!!!
No, perché? L'ultimo viaggio l'ho fatto a dicembre/gennaio ed ho puntualmente postato la recensione. La rece in oggetto, aldilà del viaggio in sè stesso che, come premesso è datato, contiene notizie di carattere storico culturale che rimangono invariate, od a fornire un'idea cira i posti da vedere ed un possibile itinerario da compiere.
>>On 6 Lug, 12:55, bn...@libero.it (Bnx) wrote: > La rece in oggetto, aldilà del viaggio in sè stesso che, come premesso è > datato, contiene notizie di carattere storico culturale che rimangono > invariate, od a fornire un'idea cira i posti da vedere ed un possibile > itinerario da compiere.
La mia era solo una riflessione sulla tigrite31.... tutti hanno google... tutti conoscono il tuo sito.... per cui una rece del 1996 o qualche altra riproposizione.... mah!!!
> La mia era solo una riflessione sulla tigrite31.... tutti hanno > google...
Dalle domande che vengono postate qui periodicamente non sembrerebbe...
> tutti conoscono il tuo sito....
Beh, modestamente... :-D
> per cui una rece del 1996 o > qualche altra riproposizione.... mah!!!
Sì, ma mettetevi d'accordo ! Con la stessa logica si dovrebbero postare i link al sito anche per le recensioni nuove, ma a qualcuno, come precedentemente scritto, non starebbe bene... e poi, consentimelo, scrivere o leggere di VIAGGI anche datati, ogni tanto, visti i thread che vanno per la maggiore su questo newsgroup, non è poi così malaccio imho.
Bnx wrote: > Visto che in trhead si parlava di autobus, Messico e Chiapas, ripropongo con > l'occasione un vecchio racconto datato 1996, che forse, però, potrà ancora > essere utile a qualcuno.
> I mille colori del Chiapas
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Bellissima rece (non l'ho letta tutta, ma gran parte). Condivido i pieno la sensazione di disagio nel vedere le popolazioni autoctone violentare in parte le loro tradizioni e usanze in funzione delle masse di turisti. In particolare la visita della famosa chiesetta di San Juan Chamula mi ha lasciato un senso di disgusto (turisti che se ne giravano tranquilli a un centimetro dalle teste di persone che pregavano in ginocchio) che ha marcato indelebilmente il ricordo del viaggio.
> Bellissima rece (non l'ho letta tutta, ma gran parte). Condivido i pieno > la sensazione di disagio nel vedere le popolazioni autoctone violentare > in parte le loro tradizioni e usanze in funzione delle masse di turisti. > In particolare la visita della famosa chiesetta di San Juan Chamula mi > ha lasciato un senso di disgusto (turisti che se ne giravano tranquilli > a un centimetro dalle teste di persone che pregavano in ginocchio) che > ha marcato indelebilmente il ricordo del viaggio.
Sono contento che ti sia piaciuta, malgrado sia datata e ripostata. Effettivamente, constatare il modo di vivere di determinate popolazioni, e la violenza che è stata loro inflitta, non solo in senso fisico, rappresentano gli aspetti più negativi in determinati tipi di viaggi. Ciao e grazie.